Associazione Amici di Villa Ada

Associazione Amici di Villa Ada
dal 1987 per la tutela del parco pubblico
Visualizzazione post con etichetta psico - articoli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta psico - articoli. Mostra tutti i post

mercoledì 4 settembre 2013

Abbracciare gli alberi, giocare all'aria aperta, riassaporare il piacere di rotolarsi in un prato, ...

I parchi non servono solo per fare scalate e trekking: frequentare un parco, conoscerne i sentieri, i borghi, i paesaggi, può essere il modo per riavvicinarsi alla natura...

Un articolo, su La Stampa, descrive il ruolo e le funzioni che parchi e aree verdi possono svolgere, anche in ambito urbano.

per leggere l'articolo cliccare qui

mercoledì 16 novembre 2011

Segnaliamo l'iniziativa del Circolo Ozanam

Il Circolo culturale Ozanam

invita alla presentazione del libro

martedì 22 novembre 2011 ore 21

presso la Parrocchia San Saturnino, via Avigliana 3,

a-piedi-nudi-nel-verde
A PIEDI NUDI NEL VERDE

Ne discuteranno le autrici Albertina Oliverio, docente di filosofia della scienza all'Università G. D'Annunzio di Chieti e Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo all'Università La Sapienza  di Roma con Pier Giorgio Busato del Consiglio di presidenza della Fondazione Caponnetto, responsabile del Settore Scuola per il Lazio

Introduzione e coordinamento  dell'incontro: Luisa Cappuccio e Anna Maria Mandillo

venerdì 19 ottobre 2007

un intervista a Richard Louv

L'Espresso pubblica un colloquio con un importante pedagogista statunitense che ha recentemente scritto un saggio sul rapporto tra bambini e spazi naturali.


un documento importante sul quale riflettere anche in merito alle scelte di come realizzare musei e percorsi all'interno di Villa Ada.

sabato 19 maggio 2007

un articolo di silvia vegetti finzi

eco10L’ambiente artificiale e i nostri figli


Bambini e natura, contatto perduto

di Silvia Vegetti Finzi

 

Siamo tutti d’accordo che il corpo non è un accessorio, che noi non abbiamo

un corpo ma siamo il nostro corpo. Tuttavia questa consapevolezza resta lettera

morta e l’educazione dei bambini procede enfatizzando la comunicazione mediata,

simbolica, astratta, a scapito del contatto diretto, concreto, sensibile con le cose.

Tra le “cose” di cui i bambini sentono principalmente il bisogno vi sono quelle che

non si comprano, come l’aria, la terra, l’acqua, l’erba, le piante, gli animali. Ben presto

le conoscono attraverso la televisione, i libri, il cinema, sanno nominarle, persino

in termini scientifici, disegnarle, classificarle, ma tutto finisce lì.

Se impariamo a osservare i comportamenti dei più piccoli, ci accorgiamo ben

presto che le loro esigenze sono altre: non vedono l’ora di calpestare le aiuole, bagnare

le scarpe nelle pozzanghere, lanciare i sassi, cogliere fiori e frutti, tirare la coda al gatto,

inseguire i piccioni, osservare le formiche.

Incapaci di cogliere e valorizzare questi impulsi, gli adulti reagiscono per lo più

con sgridate e minacce, come se l’ordine, la pulizia, la sicurezza e il decoro fossero più

importanti del piacere di utilizzare il corpo, rischiare l’avventura, espandere le proprie

potenzialità e incontrare i propri limiti, di vivere insomma nel senso pieno del

termine. Sì, perché proprio di vita si tratta, di vita nella natura. I due termini sono stati

per secoli un binomio inscindibile e solo da poco abbiamo imparato a separarli,

contrapporli e... dimenticarli. Col risultato che una generazione attenta alla forma

fisica sta allevando dei piccoli obesi.

Con questo libro, che giunge quanto mai opportuno, Richard Louv ci invita a

riconoscere e riconnettere le due dimensioni, non per tornare indietro, ma per andare

avanti, per utilizzare i sensi intorpiditi e le membra anchilosate da rapporti sociali

che prevedono solo l’uso della testa, lasciando il mondo, posto sotto vetro, al di là

dello schermo.

I nostri bambini incontrano per lo più la natura durante le vacanze, a casa dei nonni,

nelle gite del fine settimana o d’estate al mare o in montagna. Ma il loro contatto

con il mondo naturale è costantemente ostacolato da vincoli ambientali: un’interpunzione

capillare di divieti, interdizioni, consigli e suggerimenti inibisce un rapporto

diretto del corpo con l’ambiente. È proibito calpestare i campi, cogliere fiori e frutti,

avvicinarsi troppo agli animali, scalare le rocce, immergersi in acque non protette,

uscire dagli spazi delimitati dalle spiagge, raccogliere le conchiglie, tirare i sassi, costruire

una capanna di frasche, rifugiarsi tra i rami di un albero. La parola d’ordine è

ovunque: guardare e non toccare! Gli steccati posti dai regolamenti pubblici vengono

poi esasperati dalle proibizioni familiari.

In una società che vuole essere assicurata su tutto, che rifiuta ogni rischio, nessuno

osa affrontare l’eventualità che un bambino cada, si sbucci le ginocchia, si

scheggi un dente, smarrisca la strada, faccia un brutto incontro. Con la conseguenza

che il mondo esterno, privo di bambini, diventa sempre più pericoloso per il bambino

che vi si avventuri. La nostra vita è caratterizzata dalla paura: il lupo è ormai

ovunque. I confini dei nostri figli stanno diventando sempre più stretti perché, come

è stato provato, la percezione della pericolosità del mondo esterno supera di gran

lunga i pericoli reali. Ma se la natura è solo da vedere, pensano molti, tanto vale farlo

comodamente sdraiati dal divano di casa.



articolo tratto dal mensile Ecomondo - VITA - maggio 2007