Associazione Amici di Villa Ada

Associazione Amici di Villa Ada
dal 1987 per la tutela del parco pubblico
Visualizzazione post con etichetta bambini. Mostra tutti i post
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mercoledì 4 settembre 2013

Abbracciare gli alberi, giocare all'aria aperta, riassaporare il piacere di rotolarsi in un prato, ...

I parchi non servono solo per fare scalate e trekking: frequentare un parco, conoscerne i sentieri, i borghi, i paesaggi, può essere il modo per riavvicinarsi alla natura...

Un articolo, su La Stampa, descrive il ruolo e le funzioni che parchi e aree verdi possono svolgere, anche in ambito urbano.

per leggere l'articolo cliccare qui

sabato 4 maggio 2013

Quando cambierà qualcosa?



È strano ma è proprio così: di Villa Ada, sui quotidiani di Roma, si parla solo in termini negativi, per descrivere degrado, abbandono e disinteresse.
Viene da chiedersi in quale altra capitale europea un grande parco pubblico, di oltre 160 ettari, con aree di pregio, con importanti reperti storici e un inestimabile patrimonio di biodiversità, sia lasciato in una condizione di disinteresse e privo di un ente responsabile della sua gestione.
Da decenni l’associazione “Amici di Villa Ada” chiede, con insistenza e determinazione, che sia adeguato e adottato un piano di assetto del parco, individuando responsabilità e programmi di restauro ambientale.
Gli interlocutori istituzionali non hanno mai voluto accogliere le proposte: si dilazionano i tempi, si riduce tutto a problemi di budget e di priorità, ma, nel frattempo, Villa Ada soffre dell’assenza di un progetto, lasciata nello stato di abbandono senza prospettive. Si resta sempre incartati tra mille competenze incapaci di dialogare e riorganizzare la gestione di un patrimonio che non può essere solo burocratica.
Anche oggi una lettera, sul Corriere della Sera, che descrive una situazione normale, che andrebbe affrontata e gestita ma che, a Roma, nel 2013, diventa un’emergenza: in altre città i parchi sono destinati alla fruizione dei cittadini e organizzati in modo da accogliere i visitatori, a Roma questo sembra impossibile. Migliaia di persone, in modo particolare bambine e bambini, sono nelle condizioni di non poter godere di un bene comune, di una ricchezza che appartiene alla Città.
Il problema non è solo di Villa Ada ma dell’intera Città e, le ville storiche, il verde pubblico e i parchi soffrono in modo particolare di questo stato di cose.
Di tutto questo l’unica responsabilità è da addossare alla miopia, all’inconsistenza e alla scarsa lungimiranza di chi amministra Roma Capitale e, nel caso di Villa Ada, il Municipio 2: è inutile ogni altro commento

mercoledì 16 novembre 2011

Segnaliamo l'iniziativa del Circolo Ozanam

Il Circolo culturale Ozanam

invita alla presentazione del libro

martedì 22 novembre 2011 ore 21

presso la Parrocchia San Saturnino, via Avigliana 3,

a-piedi-nudi-nel-verde
A PIEDI NUDI NEL VERDE

Ne discuteranno le autrici Albertina Oliverio, docente di filosofia della scienza all'Università G. D'Annunzio di Chieti e Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo all'Università La Sapienza  di Roma con Pier Giorgio Busato del Consiglio di presidenza della Fondazione Caponnetto, responsabile del Settore Scuola per il Lazio

Introduzione e coordinamento  dell'incontro: Luisa Cappuccio e Anna Maria Mandillo

lunedì 24 maggio 2010

Repubblica — 20 maggio 2010 - una riflessione di Marco Lodoli



lodoliSalviamo le altalene ricetta anti-degrado


 


LEGGEVO oggi i temi dei miei studenti, spietate descrizioni di giardinetti di periferia ridotti a polvere e sporcizia, amare considerazioni sull' inciviltà della gente, sulla mancanza d' amore per ciò che potrebbe rendere la vita più bella. Leggevo e pensavo: stavolta siamo completamente d' accordo, anche a me si stringe il cuore nel vedere così devastati i miei parchi, gli spazi verdi e avventurosi dove ho passato l' infanzia e l' adolescenza. Il laghetto del Parco Nemorense ormai è una palude zanzarosa, acqua infetta che stagna al sole, e cartacce, lattine, sigarette. Una volta, nella fantasia di un bambino, era l' Oceano, e al centro c' era Mompracen, e tutto era verde e azzurro: ora è la raffigurazione della malinconia. E anche le altalene sono scomparse. Resta la cornice di legno, come un patibolo vuoto. Ho spinto i miei figli fino al cielo su quelle altalene, ridevano, avevano un po' paura, non volevano che smettessi di farli volare. E lo stesso accade a Villa Ada. I giochi si guastano, i bambini intristiscono, c' è chi rompe e non c' è chi ripara. Una vecchia signora dice: "Ormai è così, nessuno sente più il bene pubblico. Si passa, si tira un calcio, si va via dritto. Il declino di cui tanto si parla comincia qui, su questi giochi spaccati, sugli scivoli imbrattati, su questo sfacelo sotto gli occhi di tutti". I vandali riescono a distruggere anche le panchine di travertino, ridono e distruggono. E le cose restano per mesi e mesi così, a volte per anni: offese, amputate, sfregiate. Chi non ama i giochi dei bambini e le panchine degli anziani e degli innamorati, odia la vita. Chi non ripara questi danni, dimentica i cittadini più fragili e indifesi, cioè i bambini e i vecchi. Abbiamo un disperato bisogno di pace, di verde, di amicizia. Vogliamo passeggiare nei nostri parchi respirando aria fresca e armonia, incontrando gente che ha voglia di parlare o di tacere serenamente. Vogliamo altalene che congiungano la terra al cielo, i bisogni ai sogni. Custodiamo i nostri parchi, difendiamoli dai barbari. E il Comune non chiuda gli occhi e le tasche, ma provveda. - MARCO LODOLI

giovedì 13 dicembre 2007

20 dicembre 2007 presentazione del progetto del museo

Presentazione del progetto del Museo del Giocattolo di Villa Ada

il 20 dicembre alle ore 11,30 presso la sede dell'Associazione Civita (piazza venezia 11) si terrà una presentazione del progetto del Museo del Giocattolo su iniziativa della Commissione Ambiente del Consiglio Comunale.

parteciperanno all'incontro il Presidente della III Commissione, Massimiliano Valeriani, l'Assessore alle politiche ambientali, Dario Esposito e l'Assessore alla Cultura, Silvio di Francia.

Sarà questa un'occasione per il confronto tra i cittadini e l'amministrazione comunale in vista dell'imminente avvio dei lavori per la realizzazione del Museo.

sabato 19 maggio 2007

un articolo di silvia vegetti finzi

eco10L’ambiente artificiale e i nostri figli


Bambini e natura, contatto perduto

di Silvia Vegetti Finzi

 

Siamo tutti d’accordo che il corpo non è un accessorio, che noi non abbiamo

un corpo ma siamo il nostro corpo. Tuttavia questa consapevolezza resta lettera

morta e l’educazione dei bambini procede enfatizzando la comunicazione mediata,

simbolica, astratta, a scapito del contatto diretto, concreto, sensibile con le cose.

Tra le “cose” di cui i bambini sentono principalmente il bisogno vi sono quelle che

non si comprano, come l’aria, la terra, l’acqua, l’erba, le piante, gli animali. Ben presto

le conoscono attraverso la televisione, i libri, il cinema, sanno nominarle, persino

in termini scientifici, disegnarle, classificarle, ma tutto finisce lì.

Se impariamo a osservare i comportamenti dei più piccoli, ci accorgiamo ben

presto che le loro esigenze sono altre: non vedono l’ora di calpestare le aiuole, bagnare

le scarpe nelle pozzanghere, lanciare i sassi, cogliere fiori e frutti, tirare la coda al gatto,

inseguire i piccioni, osservare le formiche.

Incapaci di cogliere e valorizzare questi impulsi, gli adulti reagiscono per lo più

con sgridate e minacce, come se l’ordine, la pulizia, la sicurezza e il decoro fossero più

importanti del piacere di utilizzare il corpo, rischiare l’avventura, espandere le proprie

potenzialità e incontrare i propri limiti, di vivere insomma nel senso pieno del

termine. Sì, perché proprio di vita si tratta, di vita nella natura. I due termini sono stati

per secoli un binomio inscindibile e solo da poco abbiamo imparato a separarli,

contrapporli e... dimenticarli. Col risultato che una generazione attenta alla forma

fisica sta allevando dei piccoli obesi.

Con questo libro, che giunge quanto mai opportuno, Richard Louv ci invita a

riconoscere e riconnettere le due dimensioni, non per tornare indietro, ma per andare

avanti, per utilizzare i sensi intorpiditi e le membra anchilosate da rapporti sociali

che prevedono solo l’uso della testa, lasciando il mondo, posto sotto vetro, al di là

dello schermo.

I nostri bambini incontrano per lo più la natura durante le vacanze, a casa dei nonni,

nelle gite del fine settimana o d’estate al mare o in montagna. Ma il loro contatto

con il mondo naturale è costantemente ostacolato da vincoli ambientali: un’interpunzione

capillare di divieti, interdizioni, consigli e suggerimenti inibisce un rapporto

diretto del corpo con l’ambiente. È proibito calpestare i campi, cogliere fiori e frutti,

avvicinarsi troppo agli animali, scalare le rocce, immergersi in acque non protette,

uscire dagli spazi delimitati dalle spiagge, raccogliere le conchiglie, tirare i sassi, costruire

una capanna di frasche, rifugiarsi tra i rami di un albero. La parola d’ordine è

ovunque: guardare e non toccare! Gli steccati posti dai regolamenti pubblici vengono

poi esasperati dalle proibizioni familiari.

In una società che vuole essere assicurata su tutto, che rifiuta ogni rischio, nessuno

osa affrontare l’eventualità che un bambino cada, si sbucci le ginocchia, si

scheggi un dente, smarrisca la strada, faccia un brutto incontro. Con la conseguenza

che il mondo esterno, privo di bambini, diventa sempre più pericoloso per il bambino

che vi si avventuri. La nostra vita è caratterizzata dalla paura: il lupo è ormai

ovunque. I confini dei nostri figli stanno diventando sempre più stretti perché, come

è stato provato, la percezione della pericolosità del mondo esterno supera di gran

lunga i pericoli reali. Ma se la natura è solo da vedere, pensano molti, tanto vale farlo

comodamente sdraiati dal divano di casa.



articolo tratto dal mensile Ecomondo - VITA - maggio 2007